Impresa è lavoro

Rendere migliore il rapporto tra Comune e imprese, siano unipersonali o multinazionali, è un’azione urgente e fondamentale per il rilancio dell’economia.

Il lavoro lo creano imprese che funzionano, imprenditori e dirigenti meglio preparati. Troppe sono ancora le incomprensioni reciproche tra pubblica amministrazione e quelle persone che corrono o intendono correre il rischio imprenditoriale. Sciogliere i tanti nodi che impediscono alla comunità di crescere meglio e più celermente non è una missione impossibile.

Questo significa in sostanza agire nell’ottica di una semplificazione burocratica che snellisca le procedure per i permessi, con un conseguente sgravio di tempi e – quindi – di costi. Andrà valutato anche il peso delle tariffe e dei tributi locali che pesano sulle imprese e che spesso rappresentano, specie per le aziende più piccole, un costo insostenibile.

Il porto è naturalmente il perno dal quale rilanciare l’economia del ravennate. Nonostante il mancato approfondimento dei fondali, negli ultimi anni grazie allo sforzo degli imprenditori, il traffico merci sul Candiano è cresciuto. La situazione di deficit strutturale non può continuare a lungo, per questo il Comune e Autorità Portuale devono tornare a collaborare per trovare soluzioni concrete al sempre più necessario escavo del canale. Importante anche la riqualificazione di quella che è oggi l’unica strada di accesso al porto: la Classicana, le cui condizioni oggi sono un pericolo per i lavoratori.

Il Comune deve farsi carico di un’azione forte verso governo ed Eni, che eviti che la più grande azienda d’Italia lasci il polo chimico ravennate. In ogni caso, l’eventuale disimpegno di Eni dalla chimica deve essere accompagnato dall’occhio vigile delle istituzioni locali. E’ importante, soprattutto per i lavoratori, che eventuali multinazionali intenzionate ad investire a Ravenna portino un corposo piano di investimenti che le scoraggi a lasciare dopo pochi anni. In questo senso il Comune, pur non avendo poteri diretti, può appoggiare nel percorso di transizione lavoratori e sindacati.

Agricoltura

In un mondo sempre più globale lo sviluppo economico di un territorio non può prescindere da una promozione e commercializzazione che punti a distinguersi mediante il lancio di un ‘brand’ territoriale forte, quindi strettamente legato al locale. Non è di secondo piano, dunque, la componente della dimensione locale, determinante nello sviluppo di una economia ricca di specificità e di risorse autoctone. Un’economia che non può fare a meno dell’agricoltura, valore aggiunto per l’intera società civile. Dentro a questo quadro, riteniamo occorra porre al centro l’impresa agricola multifunzionale, motore di uno sviluppo sostenibile. Per farlo è opportuno in primis razionalizzare meglio l’uso del bene terra per ridurne l’eccessivo consumo; in secondo luogo non è più rinviabile il processo di ‘sburocratizzazione amministrativa’, perché le imprese devono poter lavorare ‘leggere’, senza l’eccesso di zavorra burocratica che spesso e volentieri è un freno allo sviluppo. Da sempre, poi, gli imprenditori agricoli sono considerati, a ragione, i primi custodi del territorio: perché, allora, non pensare ad un sempre maggiore coinvolgimento delle aziende agricole nella gestione, manutenzione e cura del verde pubblico e dell’ambiente? La Legge di Orientamento in agricoltura che prevede la possibilità di coinvolgere  in queste attività gli  imprenditori agricoli c’è già. Basta applicarla. Indispensabili, peraltro, sono anche interventi volti ad aumentare la redditività dei produttori, il tutto nell’ottica di un obiettivo comune: garantire un cibo sano e buono al giusto prezzo.